Milano: i Queen come non li avete mai visti

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Ogni tanto un giorno di stacco dalla routine fa bene al proprio spirito e cuore. Ed è così che mi sono presa un day off per dedicarlo ad una mia passione personale, o meglio ad un gruppo musicale che amo molto, i Queen.

Ed eccomi catapultata quasi per caso alla Fondazione Luciana Matalon a Milano, nella città industriale per eccellenza del Nord Italia!

Perchè Milano e perchè i Queen?

Queen Unseen - Peter Hince by Michela
Queen Unseen – Peter Hince by Michela

Partiamo dalla mia passione smisurata per la band formatasi nel 1970 e che iniziarono la loro carriera come gruppo spalla degli allora famosi Mott the Hoople. Ho iniziato ad ascoltarli per caso, dopo aver guardato un documentario dedicato al Live Aid, il grande spettacolo musicale che ebbe luogo contemporaneamente il 13 luglio 1985 a Philadelphia e a Londra per raccogliere fondi per l’Africa. Quel 13 luglio mi è rimasto impresso in quanto dopo pochi giorni sarei nata io e per cui era inevitabile che mi appassionassi a quella band che ha letteralmente spaccato durante quell’evento: i Queen e i loro 20 minuti magici!

Perchè Milano? Perchè Milano è stata l’unica tappa italiana del tour europeo dei Queen e l’unico spettacolo in cui suonarono in Italia fu al Palasport di San Siro nel 1984 oltre che sul palco di Sanremo sempre nello stesso anno. Ed è proprio in Italia che si sta portando in giro una mostra particolare dei Queen, di circa 100 fotografie scattate dal roadie Peter Hince chiamata proprio Queen Unseen – Peter Hince.

La mostra Queen Unseen – Peter Hince

Dopo i successi delle tappe di Torino, Rimini e Roma, la mostra arriva a Milano presso la Fondazione Luciana Matalon. Visitabile dall’8 febbraio al 21 aprile prima, allungata poi al 5 maggio, la mostra racconta “i Queen come non li avete mai visti”.

Circa 100 scatti originali che raccontano l’esperienza di Peter Hince con il gruppo musicale. Ma chi è Peter? Scopriamolo insieme

Peter Hince, il roadie per eccellenza

Inglese classe 1955, Peter entra a far parte del mondo musicale nel 1973 come roadie del giovane David Bowie e poi dei Mott The Hoople. Nei due tour di quest’ultima band ( quello inglese e quello americano) il gruppo spalla è proprio quello dei Queen ed è allora che Peter inizia a conoscerli.

Nel 1975 decide di entrare a far parte dei Queen primma come tecnico della strumentazione, poi come capo dalla loro road crew fino a diventare quasi l’assistente personale di Freddie Mercury e di John Deacon.

Negli anni passati con loro coltiva la sua passione personale della fotografia tanto da diventarne quasi il fotografo ufficiale della band. Freddie, Brian, Roger e John infatti si sentono molto a suo agio con lui tanto da chiedere a Peter di scattare delle foto particolari anche di alcuni momenti chiave della loro vita.

Un esempio? Pensate di catapultarvi negli anni 80, ai Musicland Studios di Monaco di Baviera mentre i Queen incidono il loro ottavo album “The Game”. Freddie oggi ha qualcosa di diverso, ha appena tagliato la barba lasciando solo gli iconici baffi neri e si rivolge a Peter con questa frase: “Rattie dai, prendi la Polaroid e fammi una foto! Voglio vedere come sto“.

Ed ecco che Peter cattura quell’iconico momento!

Una mostra a mio parere emozionante

Appena entrati alla Fondazione veniamo catapultati nel mondo dei Queen e veniamo accolti dall’iconica foto di Freddie vestito da Regina Elisabetta II con tanto di mantello rosso e corona in testa oltre che da un Freddie ripreso mentre suona durante un live al pianoforte la mitica “Bohemian Rhapsody” o “Boh Rap” per gli intenditori.

Hince apre la mostra con il tour giapponese del 1982, con grande maestria e all’insaputa della band, Peter ha scattato le foto del gruppo sul palco da angolazioni particolari e con solo 36 scatti a disposizione.

Poi ci racconta il famoso Pizza Oven. Ma di che cosa si tratta precisamente? Semplice dell’impianto luci più imponente mai utilizzato. Nel tour mondiale del 1978/1979 per “Jazz” i Queen si fecero realizzare un impianto luci a tre colori rosso, bianco e verde. Tale impianto poteva essere utilizzato sia orizzontalmente che verticalmente e il calore emanato da così tante luci era talmente intenso da poter cuocere una pizza, e da qui il suo nome.

Hince ci racconta poi Montreux e i suoi studi di registrazione e la composizione della famosa Under Pressure con David Bowie, per poi raccontare i primi videoclip musicali creati dalla band.

Non solo immagini ma anche cimeli, memorabilia, oggetti e documenti particolari appartenuti dai membri dei Queen. L’ area che più mi ha emozionato e mi ha incuriosito infatti è la sala dei cimeli.

Qui sono raccolti dei pezzi miliari della storia dei Queen, in particolare si può ammirare la giacca di pelle che i Queen regalano al regista Groucho Marx al quale si erano ispirati per le melodie e il titolo di due album: “A night at the Opera” e “A day at the Racers“. Roger, Brian, Freddie e John hanno infatti avuto modo di incontrare Groucho nel 1977 durante il loro tour americano in occasione di un invito a prendere un the a casa del regista. La band dopo aver suonato per lui un paio di canzoni, gli dona un disco d’oro per le vendite dell’album “A night at the Opera” oltre a questa giacca di pelle ricamata con il simbolo dei Queen.

In questa stanza ho potuto ammirare la copia autografata della prima chitarra costruita da Brian May con suo padre utilizzando materiali di recupero, come il legno del vecchio camino, dei bottoni della madre e i pezzi di un motore abbandonato.

Tra tutti i cimeli i miei preferiti restano la valigia “roadie” che seguiva il gruppo in ogni spostamento, l’asta e il microfono di Freddie – dove ho finalmente capito il trucco per non far cadere il microfono durante le performance – i plettri di John, i piatti di Roger e due lettere particolari.

La prima era una lettera di Brian May scritta ad un fan in risposta alla domanda “Come fai a suonare così bene?”. Brian risponde dicendo che ci vuole tanta pratica ma bisogna divertirsi e usare un plettro particolare: una moneta da 6 pence che lo stesso Brian allega alla lettera.

La seconda invece era un invito che i Queen avevano inviato ad alcuni membri del Fan Club ufficiale che spesso erano omaggiati con comunicazioni esclusive. In questo caso i Queen avevano invitato un certo Walker a partecipare ad un video musicale durante un concerto che la band aveva organizzato gratuitamente al New London Theatre Centre. Al concerto erano consentiti al massimo 900 persone e in occasione dello stesso avrebbero trovato delle copie gratuite del nuovo singolo per cui stavano girando il video, che si è scoperto essere poi “We are the Champions”.

Due teche raccolgono poi copertine di singoli, cimeli e biglietti di spettacolo tra cui il famoso Live Aid di cui vi parlo approfonditamente in questo post oltre alla copertina dellalbum “A kind of Magic” autografata da Roger Chiasson, il disegnatore Disney che la realizzò. E per finire una sala proiezioni con dei video moooolto particolari, non solo live ma anche realizzazioni di videoclip particolari come per esempio “The Miracle” o la realizzazione del video sul treno Miracle Express di “Breakthru”.

Insomma, un day off che non ha eguali, vi invito veramente a vedere questa mostra se ne avete l’occasione! Non perdetela


Curiosità

Una foto si chiama “Ripresa cut out di The Great Pretender” 1987.

Questa foto è la scansione di un negativo corrotto di una Polaroid dove, su consiglio di Freddie, è stato aggiunto digitalmente il rosa dell’abito di Freddie,allora solista, ricreando un effetto di farfalle o stelle che Mercury ha voluto assolutamente come copertina del singolo “The Great Pretender”!

Michela Crosa

4 Replies to “Milano: i Queen come non li avete mai visti”

  • Una mostra davvero imperdibile. Non sapevo che avesse fatto tappa a Roma, altrimenti l’avrei raggiunta più facilmente. Se dovessi capitare a Milano non me la farei certo scappare. Una band iconica come quella dei Queen va osannata nei secoli a venire.

  • Adoro i Queen, sono sempre stati la mia band preferita e mi fa impressione vedere che ci sono dei ragazzi giovani che non li hanno mai sentiti nominare. Mi piacerebbe molto vedere questa mostra, sono sicura che la adorerei!

  • A mio marito, fan dei Queen, sarebbe sicuramente piaciuta questa mostra, peccato che abbiamo scoperto della sua esistenza troppo tardi. E’ stato comunque affascinante visitarla attraverso la tua descrizione, tra foto e cimeli, per mantenere viva la memoria di Freddie e soci.

  • Ho mandato il tuo articolo a mio fratello, grandissimo appassionato dei Queen. È proprio grazie a lui che io ho imparato a conoscerli, quando ero ancora piccolissima (lo ringrazio, perché altrimenti adesso chissà quali gusti musicali avrei!!)

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