Viaggio alla scoperta della Route 66 e della cittadina di Williams in Arizona

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Fin dai primi anni Venti, la Route 66 era l’unica strada percorribile che univa l’ovest all’est. Uno scenario straordinario. Si partiva da Chicago e si arrivava a Los Angeles, le curve seguivano l’andamento delle colline e delle montagne rocciose, circa quattromila km, tre fusi orari differenti, otto stati, questi erano i numeri della U.S. 66. Una strada trafficatissima, circa novemila auto al giorno, che fu dismessa nel 1985, quando fu inaugurata l’Interstate 44.

Fino ai primi anni Ottanta, grazie alla Route 66 i paesi che ne erano attraversati, erano rigogliosi, vitali ed economicamente ricchi. Non era insolito che il viaggiatore trovasse hotel, pompe di benzina, locali notturni, piccole botteghe artigiane lungo la strada. Il commercio era florido, però, non appena chiusa, queste piccole città ( fra cui Flagstaff, Williams, Kingsman..) si videro tagliate fuori da ogni cosa. Per dieci anni circa vengono abbandonate, alcuni tronconi vengono utilizzati per collegarle alla nuova intestate, altri vengono completamente dismessi. Tutto sembra perduto ma, da qui, ebbe inizio la rivoluzione.

I cittadini locali, al fine di poter riacquistare un po’ di dignità, decisero di fondare delle associazioni richiedendo al governo degli Stati Uniti di permettere che la Route 66 diventasse strada ad interesse storico. Quando ciò avvenne, nei primi anni novanta, i turisti provenienti da ogni parte del mondo iniziarono a visitarla, riportandola così in voga. Da questo punto in avanti, le vecchie pompe di benzina, i cinema all’aperto, le vecchie auto, i locali stile anni Sessanta sono stati restaurati e sono tornati ad essere meta di turismo. Basti pensare che la stessa Disney Pixar, si è ispirata a questa strada per creare uno dei propri capolavori: Cars, motori ruggenti (2006).

Tra le piccole cittadine rimaste, Williams in Arizona, a circa un’ora dal Grand Canyon è quella che maggiormente ha rilanciato il suo turismo. Tipica cittadina di provincia in cui è possibile immergersi nella vera America anni 50 e 60.

Tappa obbligata per mangiare qualcosa è il Cruiser’s Cafe. Vecchie targhe appese ai muri, sportelli di auto usate come porte del bagno, juke box, simboli della Route 66, una vecchia pompa di benzina, vecchi distributori della Coca Cola, addirittura un gift shop, panche colorate, e il vero menù americano. Insomma, il viaggiatore può calarsi nel clima alla Happy Days!

nonsoloturisti.it
Michela Crosa

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